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Comprare online: chi frena gli acquisti dall'estero?

Nell'era del commercio elettronico e dello scambio globale di beni e servizi, tornano in vigore blocchi doganali e dazi salati per disincentivare l'acquisto via web di prodotti dall'estero. Così accade in Argentina, dove l'inflazione altissima ha spinto il governo a tentare in tutti i modi di arginare la “fuga di capitale” verso esercizi commerciali esteri.

Acquistare da e-commerce stranieri in Argentina, infatti, richiede una serie di passaggi burocratici e oneri finanziari non di poco conto: per prima cosa, è necessario compilare un formulario sul sito dell'amministrazione fiscale, un documento che ha tutto il tenore di una dichiarazione giurata. In più, per articoli di valore uguale o superiore a 25 euro, è prevista una tassazione del 50% accompagnata da un ulteriore carico del 35% dovuto nel caso in cui si effettui l'operazione di pagamento con una carta di credito emessa dalla banca argentina. Se si considera che attualmente gli argentini spendono circa il 20% del loro reddito in acquisti online, una tassazione del genere si rivela davvero pesante e rischia di annullare le possibilità di risparmiare e allo stesso tempo reperire beni che non si trovano sul territorio sudamericano.

Un altro Paese in cui l'e-commerce non ha vita facile è la Russia, in cui la guerra alla fuga di capitali si è concentrata soprattutto sulle spedizioni. Regole e controlli rigidi sulle consegne a domicilio e abbassamento delle soglie previste per l'applicazione dei dazi doganali hanno spinto diversi operatori del settore spedizioni, come FedEx, Dhl e persino Poste Italiane, a fermare le attività sul territorio russo. In questo caso, ad ostacolare la circolazione delle merci non è tanto il peso finanziario, quanto gli scogli burocratici che si devono superare, compresa la considerevole quantità di documenti che si devono presentare per trasportare i prodotti.

 Nonostante le difficoltà, la crescita del commercio elettronico rimane costante, grazie a prezzi competitivi, idee innovative e a corrieri “alternativi”, come il fenomeno delle hostess di volo russe usate per il trasporto dei pacchi in patria. L'Italia continua a piazzarsi agli ultimi posti delle classifiche europee di diffusione del commercio online, una tendenza che però non impedisce la nascita di imprese Made in Italy di grande successo all'estero, come l'e-commerce www.marzapane.de, nato dalla mente di un gruppo di giovani imprenditori pugliesi, che vende in Germania fornitissime Food Box con tutto il necessario per cucinare una vera cena italiana, con tanto di vino abbinato e videoricette sul blog dedicato.

Nel variegato panorama dell'e-commerce, il fenomeno che più trova spazio è sicuramente una compravendita che permette di farsi spedire un prodotto dall'estero che, comprato identico, nel proprio paese avrebbe un costo più alto.

Ma non tutto può viaggiare senza problemi da un Paese all'altro. I prodotti soggetti a diritto d'autore presentano regole e restrizioni relative al Paese da cui l'utente si collega: ad esempio, gli italiani non possono accedere al distributore americano di film e video Netflix e anche per scaricare film e musica non possono usufruire del catalogo dell'iTunes Store americano, più ampio della versione italiana.

Oltre alla posizione geografica, altri ostacoli possono essere costituiti da impedimenti linguistici o tecnologici. I Dvd britannici sono teoricamente illeggibili sui lettori nostrani, allineati con quelli statunitensi. Una “dogana” facilmente aggirabile, ma che comunque rischia di bloccare l'acquisto di tali prodotti.

Infine, la questione economica. Il gigante Amazon conta diverse versioni locali del suo sito e ricercare uno stesso prodotto nelle varie vetrine può portare a scoprire differenze di prezzo tra articoli identici. Certo, si dovranno aggiungere le spese di spedizione superiori per l'estero, ma in molti casi lo scarto di prezzo permette di ammortizzarle e il vantaggio rimane invariato. Persino le oscillazioni del cambio euro-sterlina possono andare a vantaggio dei consumatori, consentendo gli acquirenti euro di risparmiare sfruttando le flessioni della moneta britannica.

Più complessa la situazione quando si parla della patria dei prodotti low cost, la Cina. L'import-export tra Italia e Asia è sottoposto a imposte, sostanzialmente di tre tipi: sul valore aggiunto, calcolabile nell'IVA al 22%, imposta di consumo applicata ai beni di fascia alta e i veri e propri dazi doganali, calcolati invece su quantità e valore delle merci trasportate.




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giorgia rossin

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